.Marzo 2011.Lux Med

Il peggior nemico del diabete

Il peggior nemico del diabete

Nel suo studio presso l’Università di Miami, circondato da decine di dossier ben ordinati sulla scrivania, Camillo Ricordi ha una cor­dialità che fa dimenticare di essere davanti al numero uno al mondo nella lotta contro il diabete.
Il creatore della Ricordi Chamber, che per­mette di isolare e quindi trapiantare cellule pancreatiche, è anche professore di chirur­gia, Direttore del Diabetes Research Insti­tute e del Centro Trapianti Cellulari presso l’Università di Miami. Membro di numerose società scientifiche, fondatore della “Cell Transplant Society”, ed esperto per le aree diabete e trapianti del National Institutes of Health negli USA (corrispondente all’Isti­tuto Superiore di Sanità), Camillo Ricordi è anche Presidente del Consiglio d’Ammini­strazione dell’ ISMETT (Istituto Mediterra­neo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specia­lizzazione) e coordina la Diabetes Research Institute Federation sinergizzando progetti collaborative internazionali.
Professor Ricordi, cosa sappiamo oggi, che rende una cura per il diabete un obiet­tivo più raggiungibile?
Stiamo sviluppando una tecnologia che ci permetterà di prevenire il rigetto delle cel­lule pancreatiche trapiantate, e di manipo­lare la risposta immune dell’organismo, in modo da non distruggere l’intero sistema immunitario. Stiamo effettuando test clini­ci su sperimentazioni mirate ad impedire la progressione del diabete di tipo 1 al sorgere, e verificare se è possibile trapiantare organi e tessuti senza l’uso di medicinali im­muno soppressori, tramite l’utilizzo di cellule staminali.
Nel Fuzhou General Hospital (Provincia del Fujian, in Cina), par­te del nostro network di DRI Federation, il prof. Jianming Tan ha finora effettuato 220 trapianti con cellule staminali. Sia cellule staminali autologhe, prelevate dal midollo osseo per promuovere rigenerazione di cellule pancreatiche produttrici di insulina, che cellule staminali mesenchimali per promuovere immunomodula­zione e tolleranza immunitaria, oltre che favorire la rigenerazione e processi riparativi dei tessuti .
Per via del loro elevato potenziale proliferativo e per la loro ver­satilità, le staminali inoltre, costituiscono una delle soluzioni più promettenti alla penuria di cellule pancreatiche per la produzione di insulina.
Attualmente le isole pancreatiche sono ottenute da organi di do­natori deceduti. Ma questa procedura ha a disposizione solo 1500 organi all’anno – una frazione di ciò di cui necessitiamo per gli oltre 300 milioni di pazienti affetti da diabete nel mondo.
La situazione richiede una strategizzazione maggiormente globa­lizzata contro uno dei killer più accaniti dell’umanità.
Perchè ritiene necessario dichiarare una guerra così immediata e concenrtata contro il diabete ?
Più di 300 milioni di persone al mondo sono colpite dal diabete la cui crescita è esponenziale. Le sue vittime sono quasi 4 milioni di persone all’anno. Secondo il WHO, tra il 2005 ed il 2030 il numero di persone afflitte dalla malattia sarà’ raddoppiato.
Ed oltre alla tragedia umana, c’è il fattore della spesa sanitaria.
Negli USA il costo annuale del diabete supera i 210 miliardi di dol­lari, o la quasi la totalità del valore della spesa sanitaria statuni­tense del 1980.
Sono a favore della copertura sanitaria globale promossa dal Pre­sidente Obama, ma l’aumento delle spese relative al diabete e alle malattie croniche degenerative rendono il suo modello economi­camente insostenibile.
Negli USA, come nel resto del mondo, bisogna investire mag­giormente nella ricerca per la cura e prevenzione, piuttosto che in trattamenti che prolungano leggermente la spettanza di vita in presenza di malattie croniche che sono tanto debilitanti quanto economicamente insostenibili.
Non ritiene sufficienti i fondi attualmente disponibili per la ri­cerca di nuovi medicinali contro il diabete ?
Gli investimenti mirati a prevenire o curare la malattia sono irriso­ri o inesistenti. Le case farmaceutiche capitalizzano con farmaci che non hanno lo scopo di curare le ma­lattie croniche. Nel 2008 negli USA sono stati spesi 52 miliardi di dollari per 16 farmaci, nessuno dei quali ha lo scopo di curare.
Il sistema di approvazione di medicinali e cure dell’FDA inoltre è troppo com­plesso. La sua intricatezza costituisce un blocco all’innovazione. Solo grandi multinazionali si possono permettere di sostenere i costi richiesti per superare la procedura di autorizzazione.
Il problema della crescente macchino­sità’ dell’FDA è favorito dall’assenza di performance indicator all’interno del di­partimento. L’auto-valutazione dell’or­gano governativo statunitense, basa la propria ragion d’essere solo sulla quan­tità’ di problemi che aiuta ad evitare.
E nel frattempo l’Europa al posto di for­nire una valida alternativa, sta cercando di allinearsi.
Quali altre problematiche deve supera­re la ricerca medico/scientifica…
Oggi, in particolare in Occidente, la vita accademica è condizionata dai grandi quesiti di dove e come reperire fondi. L’orientamento delle scelte della ricerca è sempre più lontano dal desiderio di scoprire una cura.
La litigiosità del sistema statunitense, i ‘malpractice lawsuits’ ren­dono la realtà medico/scientifica ancora più complessa e scorag­giante per giovani ispirati dalla passione per la professione, e dal desiderio di trovare delle cure. Molte delle scoperte effettuate nei secoli scorsi non sarebbero possibili con le attuali regolamenta­zioni.
La conseguenza è che i paesi più deregolamentati aprono nuove possibilità. Attualmente molte cure vengono testate in Israele o in Asia e Sud America, dove esiste un’apertura che permette speri­mentazioni altrove altamente improbabili.
Nel 2009, probabilmente grazie al fatto che si trattasse del pe­riodo di ‘Thanksgi­ving’ –la festa del Ringraziamento negli Stati – riuscii ad effettuare una complicata proce­dura chirurgica no­nostante il diniego del responsabile regolatorio.
Un soldato di 21 anni ferito in Afgha­nistan fu trasferito di urgenza presso il Walter Reed Me­dical Center di Wa­shington DC, con il pancreas seria­mente danneggiato.
Nei casi più gravi di pancreatectomia, non solo sono viene rimossa la fonte di insulina, ma viene a mancare anche l’ormone pep­tidico prodotto dal pancreas, il glucagone, che aiuta a proteggere da livelli bassi di glucosio nel sangue.
Riuscimmo a far inviare parte del pancreas danneggiato a Miami, ad estrarre 220.000 cellule pancreatiche, e a ri-inviarle a Wa­shington DC. Tramite tele-conferenza riu­scii ad istruire in diretta il team che ope­rava, ad inserire tali cellule nel fegato del paziente. Fu il miglior modo di passare il giorno del Ringraziamento. Ridare la salu­te ad un soldato ferito, e la speranza a suo padre, un vedovo con 5 figli.
…e qual’è l’approccio che permetterà di sconfiggere il diabete ?
La rapidità e la globalità della comunicazio­ne sono elementi vitali ai fini della ricerca.
L’immediatezza della comunicazione all’in­terno della DRI Federation, crea sinergie:
i centri DRI in Argenti­na hanno iniziato trat­tamenti con cellule staminali. La forza di altri centri si espri­me nella fase finale di translational research. Presso il DRI di Mala­ga ad esempio, il dott. Cuetsas-Munoz ope­ra su pazienti nati con mutazioni nella glu­cochina, che in alcuni casi porta a secernere troppa insulina.
Naturalmente non bisogna agire senza scrupoli, da cowboys ma calcolare adegua­tamente i rischi. Senza effettuare i dovuti controlli della qualità, le cellule staminali embrionali possono conferire un notevole rischio tumori.
È fondamentale inoltre, avere il coraggio di abbandonare idee e studi che non pro­ducono risultati, e seguire con passione le proprie intuizioni, anche se giudicate al momento “eretiche” dall’establishment scientifico: nel 1986, per esempio, dopo un anno passato nel team di Paul Lacy (il ‘padre’ delle isole pancreatiche) alla Wa­shington University di St.Louis, Missouri, ero finalmente riuscito a sperimentare una nuova tecnologia per estrarre le cellule che producono insulina dal pancreas umano, usando un pancreas che stavano per but­tare via perché aveva troppe ore di “ische­mia”.Mi è andata bene, e nel giro di poche settimane la nuova metodica aveva comple­tamente rimpiazzato le tecnologie esisten­ti. Il metodo chiamato poi Metodo Ricordi e la Ricordi Chamber sono ora utilizzati in tutto il mondo. Mi ha fatto sorridere il fatto che una settimana fa la Ricordi Chamber e trapianto di isole abbiano debuttato in tele­visione nella serie Grey’s Anatomy.
Quali/quanti progetti di ricerca scientifica dirige al momento ?
Attualmente coordino circa 40 progetti, con lo scopo di ingegnerizzare la funzione endocrina pancreatica, tramite trapianto o con metodi vari per rigenerare le cellule pancreatiche.
Gli obiettivi delle ricerche correnti sono di tipo sequenziale integrato, ed includono:
• La sostituzione o rigenerarazione della funzione endocrina.
• Il trapianto/riprogrammazione di una fonte inesauribile di cellule insulino secer­nenti.
• La restaurazione della cosiddetta self tolerance, in modo da preservare le nuove cellule da malattie autoimmuni.
• La creazione di microambieti tramite cel­lule dotate di capacita’ immunomodulatri­ce locale – local delivery di immunomodu­loartori.
• L’utilizzo di nanotecnologia ingegneristi­ca, con la collaborazione di gruppi di ricer­ca in Svizzera a Losanna per lo sviluppo del nanoscale coating (microincapsulazione).
Se riusciremo ad ottenere, oltre al budget attuale che ci fornisce il DRI, 20 milioni di dollari americani all’anno per prossimi 7 anni, riusciremo con molta probabilità, a trovare una cura.

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